La Scala dei Turchi è una parete rocciosa (falesia) che si erge a picco sul mare lungo la costa di Realmonte, in provincia di Agrigento. È diventata nel tempo un’attrazione turistica sia per la singolarità della scogliera, di colore bianco e dalle peculiari forme, sia a seguito della popolarità acquisita dai romanzi con protagonista il commissario Montalbano scritti dallo scrittore empedoclino Andrea Camilleri, in cui tali luoghi vengono citati paese del commissario, da inquadrare con Porto Empedocle.

La Scala è costituita di marna, una roccia sedimentaria di natura calcarea e argillosa, con un caratteristico colore bianco puro. Tale scogliera dal singolare aspetto si erge tra due spiagge di sabbia fine, per accedervi bisogna procedere lungo il litorale e inerpicarsi in una salita somigliante a una grande scalinata naturale di pietra calcarea. Una volta raggiunta la sommità della scogliera, il paesaggio visibile abbraccia la costa agrigentina fino a Capo Rossello. La Scala dei Turchi presenta una forma ondulata e irregolare, con linee non aspre bensì dolci e rotondeggianti. Il nome le viene dalle passate incursioni di pirateria da parte dei saraceni, genti arabe e, per convenzione, turche; i pirati turchi, infatti, trovavano riparo in questa zona meno battuta dai venti e rappresentante un più sicuro approdo.

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4 gennaio 2018

.. M’hanno portato a Baia; con questo caldo di luglio, il tragitto è stato penoso, ma in riva al mare respiro meglio. L’onda manda sulla riva il suo mormorio, fruscio di seta e carezza; godo anche le lunghe sere rosate. Ho mandato a chiamare Antonino ; un corriere lanciato a tutta corsa è partito per Roma. Rimbombano gli zoccoli di Boriatene, galoppa il cavaliere Trace…… Il piccolo gruppo di intimi si stringe al mio capezzale. Cabria mi fa pena. Le lacrime mal si addicono alle rughe dei vecchi. Il bel volto di Celere è, come sempre, singolarmente calmo; è intento a curarmi senza lasciar trapelar nulla che potrebbe contribuire all’ansia o alla stanchezza di un malato. Ma Diotima singhiozza,la testa affondata nei guanciali. Ho assicurato il suo avvenire; non ama l’Italia; potrà realizzare il suo sogno di far ritorno a Gadara e aprirvi con un amico una scuola d’eloquenza; con la mia morte, non ha nulla da perdere. E tuttavia, l’esile spalla si agita convulsamente sotto le pieghe della tunica; sento sotto le dita queste lacrime deliziose. Fino all’ultimo istante, Adriano sarà stato amato d’amore umano .. Memorie di Adriano

20 dicembre 2017

 

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Credo di poter dire che il tema centrale di tuta la mia opera sia la lotta che un individuo conduce contro quello che i Greci e i Romani chiamavano Destino, e che assume nei mie film la forma di una potenza reale, dittatura totalitaria, legge biologica o sindacato del crimine. Si tratta di salvaguardare l’anima individuale, ed è importante combattere per questo, pur sapendo che la partita è persa. Fritz_Lang

Il monte Cònero è un monte dell’Appennino umbro-marchigiano alto 572 m s.l.m. situato sulla costa del mar Adriatico, nelle Marche. Il sinonimo monte d’Ancona, abbreviato comunemente in Monte, è storicamente il più usato[1]. Solo dall’ultimo dopoguerra Conero, fino a quel momento usato solo a livello colto, si è diffuso anche popolarmente. Fa parte della provincia di Ancona e in particolare dei comuni di Ancona e Sirolo. Costituisce il più importante promontorio italiano dell’Adriatico assieme a quello del Gargano ed ha le rupi marittime più alte di tutta la costa orientale italiana (più di 500 metri). Nonostante la sua limitata altitudine, merita appieno il nome di monte per l’aspetto maestoso che mostra a chi lo osserva dal mare, per i suoi sentieri alpestri, per gli strapiombi altissimi, per i vasti panorami e per le attività che vi si svolgono tipiche della montagna, come l’arrampicata libera. Sul promontorio a cui dà il nome si estende il Parco regionale del Conero.

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State attenti: la nave è ormai in mano al cuoco di bordo, e le parole che trasmette il megafono del comandante non riguarda più la rotta, ma quel che si mangerà domani. Søren_Kierkegaard  1845

26 novembre 2017

 

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Stavrogin: nell’Apocalisse l’angelo giura che il tempo non esisterà più. Kirillov: E’ molto giusto, preciso, esatto. Quando tutto l’uomo raggiungerà la felicità il tempo non esisterà più, perchè non ce ne sarà più bisogno. E’ un’idea giustissima. Stavrogin: Dove la nasconderanno? Kirillov: Non la nasconderanno in nessuno posto. Il tempo non è un oggetto, è un’idea, Si spegnerà nella mente. ( Fedor Dostoevskij, I demoni )

25 novembre 2017

L’Appennino tosco-emiliano è segnato da una lunga e antica via che da Bologna arriva a Firenze. La Via degli Dei ricalca in parte l’antico percorso della Via Emilia. Buona parte del percorso si snoda infatti su basolato. Nelle parti più alte del cammino passerete attraverso enormi faggete. Le dolci colline del Mugello e le torri in pietra del Monte Adone sono solo alcuni dei paesaggi eterogenei in cui immergersi.  Lungo la Via degli Dei ci si ferma a dormire in agriturismi, campeggi e B&b. In ogni tappa potrete scoprire le eccellenze del territorio e i connubi spesso geniali tra la cucina emiliana e quella toscana. Il percorso può essere fatto anche in Mountain Bike considerando però che alcuni tratti non sono ciclabili. Il dislivello copre i 1460 metri di altezza, è quindi alla portata di tutti i viandanti, e di ciclisti mediamente allenati. In bicicletta può essere percorsa in 3-4 giorni, a piedi in 6.

Di seguito le tappe della Via degli Dei:

1° tappa: Bologna – Sasso Marconi – Badolo.
2° tappa: Badolo – Monzuno
3° tappa: Madonna dei Fornelli – Passo della Futa – Monte di Fo’
4° tappa: Monte di Fo’ – Passo Osteria Bruciata – San Piero a Sieve
5° tappa: San Piero a Sieve – Bivigliano
6° giorno: Bivigliano – Fiesole – Firenze

link: http://www.viadeglidei.it/

21 novembre 2017

ph. Fulvia Grandizio

8 novembre 2017

La Casina Vanvitelliana è un suggestivo casino di caccia ubicato su un’isoletta del Lago Fusaro, nel comune di Bacoli.

A partire dal 1752 l’area del Fusaro, all’epoca scarsamente abitata, divenne la riserva di caccia e pesca dei Borbone, che affidarono a Luigi Vanvitelli le prime opere per la trasformazione del luogo. Salito al trono Ferdinando IV gli interventi furono completati da Carlo Vanvitelli, figlio di Luigi, che nel 1782 realizzò il Casino Reale di Caccia sul lago, a breve distanza dalla riva.

Questo edificio, noto come Casina Vanvitelliana, fu adibito alla residenza degli ospiti illustri, come Francesco II d’Asburgo-Lorena, che qui soggiornò nel maggio 1819. All’interno dell’edificio furono accolti pure Wolfgang Amadeus Mozart, Gioachino Rossini e, più recentemente, il Presidente della Repubblica Luigi Einaudi.

Dal punto di vista architettonico, la Casina si inserisce tra le più raffinate produzioni settecentesche, con alcuni rimandi alla conformazione della Palazzina di caccia di Stupinigi, progettata alcuni anni prima da Filippo Juvarra facendo ricorso a volumi plastici e ampie vetrate. L’edificio voluto dai Borbone presenta infatti una pianta assai articolata, composta da tre corpi ottagonali che si intersecano l’uno alla sommità dell’altro, restringendosi in una sorta di pagoda, con grandi finestre disposte su due livelli; un lungo pontile in legno collega inoltre la Casina alla sponda del lago.

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7 novembre 2017

Ero solo uscito a fare due passi, ma alla fine decisi di restare fuori fino al tramonto, perché uscire, come avevo scoperto, in realtà voleva dire entrare.” john_muir

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ph. Alessio Guarino

6 novembre 2017

Napoli la percorro a piedi, lungo le sue scalinate. E mi fermo a chiedere a chi ci abita informazioni che già ho: perché prima di entrare nelle case delle persone bisogna chiedere permesso.   francesco paolo_busco

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ph. francesco paolo_busco

ph. Alessio Guarino

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