28 October 2017

da Temisgam a Hemis Shukpachan. 31 Agosto 2017 | Paola Molteni

Sveglia alle 6 e partenza per il trekking. Il cielo è coperto e a tratti piove. Sembra di camminare sulla luna, non c’è nessuno, solo montagne dalle mille sfumature, ci sono tappeti di fiori gialli e viola. All’inizio ho un gran fiatone, poi mi abituo e procedo tranquillamente. A un certo punto della camminata siamo costretti a cambiare sentiero per via di lavori sulla montagna che provocano frane e valanghe di massi. Urliamo, lo facciamo tutti insieme a squarciagola per cercare di attirare l’attenzione degli operai. È liberatorio urlare. La frana e la polvere che si alza ci bloccano e un po’ ci spaventano finchè decidiamo per una strada più scoscesa, ma più lontana dai lavori. Il resto del trekking procede tranquillo. Siamo a 3800/3900 metri di altitudine. Finalmente arriviamo al passo dove sbraniamo il nostro packed lunch (uovo sodo, frittella e crackers…) Raggiungiamo Silvia che sta comodamente seduta a leggere con il suo piedone alzato. La guest house ha una sala comune dove si mangia calda e accogliente. Nel pomeriggio relax e un po’ di yoga.

ph. Paola Molteni

29 September 2017

Gran parte di Nuova Delhi fu progettata da sir Edwin Lutyens all’inizio del XX secolo, che arrangiò un’imponente area amministrativa centrale destinandola alle pretese imperiali britanniche. A suo modo, per stravaganza e magnificenza, non è diversa da Washington, o dalla Parigi di Haussmann e del suo committente Napoleone III: entrambe città pensate per destar meraviglia nel nuovo arrivato, esprimendo la potenza dello Stato centrale.

Altri indizi sono celati agli occhi del mondo da parte dei loro progettisti: la sede del Parlamento (Parliament House), di Herbert Baker, è perfettamente visibile dal Rajpath, dal momento che una democrazia in grado di decidere non faceva parte essenziale dei progetti della Gran Bretagna sull’India. L’ingresso principale al Segretariato Centrale (North Block) porta infatti questa scritta: “La libertà non cala verso la gente; è questa che deve innalzarsi verso di essa”. Un’area della città è stata dedicata ad Edwin Lutyens, la Lutyens’ Delhi.

 

In India ci sono andato tante volte e spero di poterci andare ancora perché in India mi sento molto bene. Mi sento bene perché fa caldo e il caldo accelera la mia esistenza come una droga. Mi sento molto bene perché in India la vita non è nascosta: né la vita né la morte; vedo bambini correre per la strada, bambine uscire da scuola con i loro vestitini blu e rosa e nastri e fiori nei capelli, vedo gente in bicicletta andarsene con mucchi di paglia sulla testa. In India vedo vecchi stare seduti all’ombra di un albero e vedo altri vecchi morire piano piano sdraiati al sole, sui gradini del tempio; vedo gente sana, vedo gente malata, vedo gente povera e gente ricca, più o meno, e vedo gente diritta e gente tutta storta, tutti per strada, in mezzo a polveroni, a urla, a suoni di clacson, a suoni di campanelli di biciclette, in mezzo a mucche bianche vaganti, mucche tristi. Nelle strade, nei sentieri, nei posti di campagna, la presenza dell’universo è dovunque, prende il nome di divinità varie, prende figure infinite, qualche volta basta anche un segno rosso, una carta d’argento, un fuoco, un’immensa processione con elefanti, bandiere, tamburi e collane di fiori. L’universo è dovunque, tutti sono l’universo, tutta la Terra è l’universo, malati e guariti sono l’universo: dovunque c’è Dio e chiunque è Dio. Perciò l’India è anche piena di templi: templi grandi, templi piccoli, templi piccolissimi; anche qualche angolo di strada può diventare un tempio. In India i templi antichi e i templi meno antichi e i templi nuovi sono sempre pieni di gente, giorno e notte. Anche se io non ho religione per me, in quei templi mi sento molto bene, c’è gente calma, camminano tutti a piedi nudi, ci sono ombre misteriose e luci inaspettate, qualche volta anche alberi immensi, decorati da nastri di stoffe sbiadite o da campane o statuette, c’è anche gente che vende roba, gente che porta olio, gente che rincorre bambini, gente che si lava nelle grandi piscine verdi, gente che dorme per terra e anche gente che sta lì a guardare nel vuoto. Quelli che guardano nel vuoto sono quelli che mi piacciono più di tutti; perché soltanto loro fanno totalmente parte dell’universo. Dove guarda l’universo? In silenzio, l’universo rotola su se stesso, manda fuori radiazioni, temperature, gravitazioni, accelerazioni eccetera, e guarda nel vuoto. Dove guardano le primavere, gli inverni, le tempeste, dove guarda il mare? Nel vuoto. Soltanto noi guardiamo la chiave dell’antifurto, il portamonete, l’orologio, la data di nascita, il nome sulla carta di identità fornita dal municipio. Invece in India ci sono quelli che guardano nel vuoto. Ci sono anche quelli che dormono per terra, in un posto qualunque, quelli che muoiono piano piano al sole, sui gradini di un tempio e che poi sono bruciati per sempre, nella polvere del tramonto. Quando tutta l’esistenza non complicata, l’esistenza ridotta a se stessa è per strada, quando non è nascosta, non è coperta di bugie, di finte, di furbizie, di segreti, quando è tutta per strada, allora mi sento bene, non ho più niente da perdere: i fiori non mi fanno più paura, neanche i colori, neanche i sorrisi, neanche i cadaveri, portati a piedi verso il fiume, forse neanche la povertà, che è degli altri ma che potrebbe anche essere mia; forse ce la farei anche a prenderla su di me. Per questo in India mi sento bene; tutte le volte mi sento come se fossi bagnato da una immensa tempesta purificante, tutte le volte resto un po’ più nudo, tutte le volte ho sperimentato qualcosa di più, mi sembra di essere un po’ più chiaro, un po’ più leggero.” Ettore Sottsass, pubblicato su un numero di  «Casa Vogue», del 1994

 

L’india e la  pratica dello Yoga, Consiglio la lettura di un libro di cui non mi stanco mai di rivedere e di tenere con me.

LO YOGA di MIRCEA ELIADE ” Immortalità e libertà” con la bellissima introduzione di Elémire Zolla della Sansoni Editore

ne riporto un brano preso dalla Premessa

Quella della scoperta e dell’interpretazione dell’India da parte della coscienza europea è una storia appassionante. Non parlo solamente della scoperta geografica, linguistica e letteraria o delle spedizioni e degli scavi, cioè in breve di tutto ciò che costituisce le fondamenta dell’indianistica europea – ma, prima di tutto, delle diverse avventure culturali provocate dalla crescente rivelazione delle lingue, dei miti e delle filosofie dell’India, Raymond Schwab, nel suo bel libro La Renaissace orientale  ( Payot, 1948 ), ha descritto un gran numero di avventure culturali. Ma la scoperta dell’India continua e nulla permette di congetturare che si avvicini alla fine. L’analisi di una cultura straniera tende sopratutto a rivelare ciò che vi si cercava o ciò che già si era predisposti a scoprire. La scoperta dell’India terminerà solamente il giorno in cui le forze creative dell’Europa si saranno irrimediabilmente esaurite ..

e poi ancora il viaggio di Alberto Moravia  nel 1961 in India come inviato del “Corriere della Sera” . insieme a Paolini e la Elsa Motrante

“Allora sei stato in India. Ti sei divertito? No. Ti sei annoiato? Neppure. Che ti è accaduto in India? Ho fatto un’esperienza. Quale esperienza? L’esperienza dell’India. E in che cosa consiste fare l’esperienza dell’India? Consiste nel fare l’esperienza di ciò che è l’India. E che cos’è l’India! Come faccio a dirtelo? L’India è l’India. Ma poniamo che io non sappia affatto che cos’è l’India. Dimmi tu che cos’è? Neppure io so veramente cosa sia l’India. La sento, ecco tutto. Anche tu dovresti sentirlaCosa vuoi dire? Voglio dire che dovresti sentire l’India come si sente, al buio, la presenza di qualcuno che non si vede, che tace, eppure c’è. Non ti capisco. Dovresti sentirla, laggiù, a oriente, al di là del Mediterraneo, dell’Asia minore, dell’Arabia, della Persia, dell’Afghanistan, laggiù, tra il Mare Arabico e l’Oceano Indiano, che c’è e ti aspetta.”

20 September 2017

ph. Alessio Guarino